Quasi mai le maestà sono firmate dall’autore: tuttavia, con un’analisi stilistica basata sulla composizione dell’immagine, sulla rappresentazione del panneggio delle vesti, sulla ricorrenza dello stesso tema, e su altri elementi che lo storico dell’arte ben conosce, è possibile individuare elementi comuni. Nella nostra ricerca ci è capitato più volte di individuare maestà con tratti comuni tanto da attribuirle allo stesso artigiano o, quantomeno, alla stessa bottega.  Solitamente sono collocate nel medesimo territorio.  Tuttavia, si sa, le maestà “camminano”.  Possono infatti essere state spostate per cambio della residenza del proprietario, perché il proprietario stesso può averla regalata o venduta.  E’ anche possibile che persone con diversa residenza abbiano ordinato la realizzazione della maestà al medesimo lapicida.   E infine può essere accaduto che il lapicida abbia realizzato due o più maestà di contenuto simile o identico e che le abbia poi proposte e vendute cercando acquirenti sul territorio.
Sotto la guida del nostro consulente, lo storico dell’arte Piero Donati, abbiamo individuato alcune “famiglie di maestà” che qui sotto vi proponiamo.  Naturalmente saranno gradite segnalazioni di altre “famiglie” da parte dei visitatori di questo sito.
Ad ogni “famiglia” individuata abbiamo assegnato un nome facendo riferimento alla località / data della immagine dalla quale è iniziato il rilevamento.

1. Maestro Giovanni Carusi da Moneta – seconda metà secolo XVII
Apriamo la pagina con l’unico maestro al quale sia stato finora possibile dare un nome anagrafico: Giovanni Carusi da Moneta. La scoperta del nome di questo scultore si deve al rinvenimento di un ‘opera datata 1673 e firmata “Carusius fecit” nel territorio di Tresana  – un’ Annunciazione con S. Antonio di Padova – ed alla conseguente ricerca d’archivio oltreché formale ed artistica fatta da Piero Donati che ha fatto emergere dall’oscurità questo artista, Giovanni di Fabio Carusi, originario di Moneta, borgo oggi abbandonato posto nei pressi di Carrara.  Di lui si è potuta documentare con sicurezza  la parte centrale dell’ esistenza: si sa che contrasse matrimonio nel 1676 e che fosse ancora in vita nel 1706; fu padre dello scultore Fabio Carusi  e nonno materno di Giovanni  Antonio Cybei (1706-1784), scultore di fama europea e Primo Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara. A lui si attribuiscono  raffigurazioni più o meno complesse dell’Annunciazione, la più antica delle quali è datata 1662.  In questo sito sono per ora presenti tre opere, tutte rappresentanti l’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria, nelle quali è possibile apprezzare la cura dei particolari e il tentativo di articolare spazialmente le figure oltre alla caratteristica “tendenza a far fluttuare le figure, come se fossero disancorate dal suolo” (Donati 1998, p.139).

n. 279 - Fivizzano

n. 1101 - Fivizzano

n. 2166 - Levanto

2. Maestro di Castelnuovo Magra del 1659
Sotto questa dicitura è stato raccolto un gruppo di maestà presenti in aree geografiche fra di loro assai lontane. In questo caso il maestro prende il nome dalla lastra che riporta una data certa (1659).   Pur nel differente stato di conservazione – la lastra 1755 ha probabilmente subito una rilavorazione che ne ha appiattito il rilievo – i dati di stile, l’impostazione generale, i dettagli del panneggio e dei raggi, le caratteristiche con le quali vengono rese le nuvole, etc.  ci dicono che la mano è la stessa.

n. 1838 - Castelnuovo Magra (1659)

n. 1833 - Fivizzano

n. 2370 - Comano

n. 2114 - Licciana Nardi

n. 1755 - Comano

n. 1665 - Calice al Cornoviglio

n. 2044 - Licciana Nardi

n. 2243 - Casola in Lunigiana

n. 2387 - Mulazzo

n. 2159 - Licciana Nardi

n. 1994 - Camaiore

3. Maestro di Carrara del 1606
È stato individuato un gruppo omogeneo di maestà attribuibili ad un’unica mano, o comunque ad un’unica bottega operante a Carrara nella prima metà del secolo XVII.  La prima maestà rilevata risale all’anno 1606.  Esse raffigurano la Vergine Maria stante o più spesso in trono col Bambino in braccio, da sola o assieme ad altri santi. Pur con lievi oscillazioni di qualità sono presenti elementi formali di forte omogeneità fra i manufatti: l’inclinazione verso destra del capo della Vergine velata, la caratteristica postura seduta, il drappeggio della veste, la particolare posizione del Bambino nudo che si volge verso sinistra.

n. 468 - Carrara (1606)

n. 723 - Fosdinovo

n. 623 - Fosdinovo

n. 150 - Fosdinovo

n. 2156 - Licciana Nardi

n. 1257 - Fivizzano

n. 2588 - Palagnano

n. 432 - Massa

n. 485 - Carrara

4. Maestro di Fosdinovo del secolo XVIII
Vengono presentate in questo gruppo due lastre riferibili quasi sicuramente ad un’unica mano  per la presenza di caratteristiche formali comuni.  La composizione è giocata su una sola figura stante che occupa per intero la scena; entrambe le lastre sono caratterizzate dalla leggera flessione in avanti della gamba destra, il panneggio è ben curato e abbondante e si caratterizza per una diagonale che parte dal piede destro. Fin qui, è evidente che siamo nello stesso ambito cronologico e stilistico: però il panneggio della Santa Lucia è più enfatico, meno aderente al corpo rispetto a quello di San Paolo.  Si può pensare a due mani diverse ma anche a due fasi distinte della carriera dello stesso scultore.

n. 229 - Fosdinovo

n. 1723 - Fivizzano

5. Maestro di Aulla del 1923
Questo gruppo comprende alcune maestà, tutte riferibili a un maestro attivo negli anni venti del XX secolo, che abbiamo denominato di Aulla dalla collocazione della lastra oggetto della prima rilevazione, la n. 1455.   Peraltro le maestà sono collocate in maggioranza in quel territorio.  Si tratta evidentemente di un lapicida esperto, per così dire, in raffigurazioni di Sant’Antonio Abate, che viene rappresentato in modo didascalico in abito monastico, la mano benedicente, con il bastone e la campanella,  inserito in un contesto agreste circondato da animali fra i quali il noto maiale e la presenza del fuoco in alcune lastre che riconduce al temuto “fuoco di Sant’Antonio” dal quale chiedere protezione. E’ presente nel gruppo anche una lastra riferita a S. Pietro, anch’egli rappresentato in un esterno con le chiavi in mano, il bastone ed il gallo del racconto evangelico.

n. 1455 - Aulla (1923)

n. 1449 - Aulla

n. 1180 - Filattiera

n. 1065 - Fivizzano

n. 1420 - Aulla

n. 44 - S.Stefano Magra

6. Maestro di Massa del 1908
Nella fascia prossima al centro storico di Massa abbiamo trovato maestà simili per stile anche se di contenuto differente.
Nella prima c’è Sant’Antonio Abate: accanto a lui un cavallo ed un maiale; sullo sfondo una casa.   Nell’altra c’è Sant’Antonio di Padova con il braccio il Bambino; sullo sfondo una segheria di legname con un uomo al lavoro.   Identico è lo stile delle due immagini.  Un particolare curioso: in entrambe le immagini sull’ingresso delle costruzioni raffigurate si nota una piccola nicchia contenente all’interno una statuetta.

n. 312 - Massa (1908)

n. 319 - Massa

7. Maestro di Piazza al Serchio del 1648
In questa famiglia composta, per ora, da due soli elementi (scheda 617 e 1869) si configurano sia una somiglianza dell’aspetto generale che della datazione. E’ in entrambi i casi una Madonna dei Sette Dolori, in cui si nota la posizione della Madonna seduta con la gamba sx piegata e il ginocchio sporgente rispetto l’altra, le mani in atto di preghiera e il capo reclinato a sx, con l’ampia piegatura della veste sia nelle braccia che nel capo che nelle gambe.  La Madonna è inserita in uno spazio simile a quello di un tempio con arco centinato. Entrambe sono datate: la 617 al 167(?), mentre la 1869 al 1648 dunque sono quasi coeve. Le differenze si trovano nelle diverse condizioni dell’aspetto estetico pulito e preciso nella 1869 e invece corroso e macchiato nella 617. Anche la scritta è diversa come l’attuale luogo di censimento. La 617 si trova a Piazza al Serchio, mentre la 1869 a Luni. Per questione di date di ritrovamento sarà definita Famiglia del Maestro di Piazza al Serchio.

n. 617 - Piazza al Serchio

n. 1869 - Luni (1648)

8. Maestro di Pontremoli del 1889
Di questa famiglia fanno parte alcune maestà legate da alcuni tratti comuni: la ristretta area in cui sono state collocate (i borghi di Gravagna Montale e Gravagna San Rocco); il tipo di scrittura utilizzato, assolutamente uniforme in tutte; la datazione, compresa fra il 1889 ed il 1908, le dimensioni, per la gran parte molto simili, e infine una elevata affinità stilistica.  Inoltre la 2304 e la 2318 hanno come unico dedicante Micheli Celeste ed anche la stessa iconografia.

n. 2340 - Pontremoli (1889)

n. 2304 - Pontremoli

n. 2318 - Pontremoli

n. 2319 - Pontremoli

n. 2320 - Pontremoli

n. 2337 - Pontremoli

n. 2339 - Pontremoli

n. 2382 - Pontremoli

n. 2312 - Pontremoli

n. 2313 - Pontremoli

9. Maestro del ramo di giglio del 1679
Fino alla metà del secolo XVII le botteghe degli scultori carraresi rimasero impermeabili alle novità romane. Nella seconda metà queste novità, condensabili sotto l’etichetta “barocco”, arrivano anche a Carrara e hanno dei riflessi anche nella produzione di maestà, come dimostra l’anonimo maestro che qui presentiamo, che si esprime con panneggi ridondanti e gesti magniloquenti. Questo maestro, però, si preoccupa anche della riconoscibilità dei protagonisti attraverso i loro attributi, che sono ingranditi oltre il verosimile: rami di giglio che sembrano alberelli o rosari che sembrano catene. Abbiamo quindi la compresenza di linguaggio aggiornato e di concessioni alla devozione popolare.” (Donati).
La quinta scheda *(Castelnuovo Magra) è riferibile ad una maestà del 1676, attualmente non ancora rintracciata e censita, presente nella ricerca condotta nel 1986 per conto del Comune di Castelnuovo Magra da Piero Donati (fotografo Tommaso Malfanti)
Le schede 353 e 2015 sono invece attribuibili ad un collaboratore e/o allievo del Maestro.

n. 2692 - Luni

n. 2628 - Carrara

n. 2670 - Carrara (1679)

n. 1859 - Castelnuovo Magra

*Castelnuovo Magra

n. 353 - Fivizzano

n. 2015 - Carrara