Omobono
Cremona, secolo XII / 1197.  Omobono Tucenghi è un uomo comune del popolo senza privilegi: è un mercante di panni, abile negli affari. Il denaro che ha guadagnato con l’attività commerciale, anche troppo per lui e la moglie (sono senza figli), viene messo a disposizione dei poveri. E’ diventato un personaggio importante per la sua attività, per le sue doti personali e l’esempio di vita. Nei tempi in cui vive c’è la guerra tra Comuni e Impero e le città si combattono l’una contro l’altra, e Omobono viene chiamato per arginare la violenza con la sua autorità. Muore in modo strano: in chiesa, durante l’intonazione del Gloria, cade stecchito.  Da qui si comincia a spargere la voce dei miracoli che fa Mastro Omobono. Viene canonizzato due anni dopo e nel 1643 diventa patrono di Cremona. Viene rappresentato  come un uomo comune con le forbici da sarto

Orsola
Bretagna, IV secolo. Orsola, figlia di un sovrano bretone, fu chiesta in sposa dal principe pagano Ereo. Chiese di poter rimandare la decisione di tre anni, per meglio comprendere la volontà del Signore e nella speranza che il promesso sposo si convertisse al cristianesimo e cambiasse idea. Allo scadere del tempo stabilito Orsola prese il mare con undicimila compagne in devoto e variopinto pellegrinaggio, fino a Roma. Di ritorno in patria per la stessa via, transitò per Colonia, che nel frattempo era stata conquistata da Attila: qui le undicimila vergini furono trucidate dalla furia dei barbari in un solo giorno, mentre il re unno risparmiò Orsola, che chiese in sposa promettendole salva la vita. Al suo rifiuto la fece uccidere a colpi di freccia. Raffigurata in abiti regali, con corona, barca, palma del martirio, freccia, un gruppo di fanciulle attorno a lei.

Paolo apostolo
Palestina, I secolo. Inizialmente persecutore dei cristiani fu chiamato alla fede in Cristo sulla via di Damasco fu il primo e più grande missionario: colui che assieme a Pietro fece risuonare il messaggio evangelico nel Mediterraneo. Solitamente raffigurato con un libro nella mano sinistra, mentre con la destra impugna una spada con la punta rivolta a terra.

Pasquale Baylon
Torre Hermosa (Aragona), 1540 / Villareal (Valencia), 1592. La sua vita testimonia un impegno sull’Eucarestia. Per questo fu chiamato “Teologo dell’Eucarestia”. Viene generalmente raffigurato con accanto un ostensorio.

Pellegrino Laziosi
Forlì, 1265 / 1345. Conosciuto anche come Pellegrino da Forlì. Appartenente all’Ordine dei Serviti.

Pietro
Galilea, I secolo / Roma, 67. Apostolo scelto da Cristo a fondamento dell’edificio ecclesiale. Martirizzato mediante crocifissione nel 67 sotto l’impero di Nerone. Generalmente raffigurato con in mano le chiavi.

Prospero di Reggio
?? / Reggio Emilia, 466.   Poche sono le notizie che si sanno sulla vita di Prospero.  Si sa che fu Vescovo di Reggio Emilia per 22 anni. Sembra comunque che il suo culto fosse molto antico e che fosse venerato dal popolo più per le sue virtù che non per la narrazione della sua vita. Sono note per due omelie del X° secolo che ne ricordano per il suo senso di carità e per la traslazione del suo corpo. Infatti pur essendo il Santo patrono di Reggio Emilia la cattedrale non era a lui dedicata; ma a Reggio esiste ancora la chiesa che lui aveva costruito e dedicato a S. Apollinare. Il suo culto si diffuse tra il XI e il XIV secolo.  Dopo il concilio Tridentino si ridusse alla sola Reggio.
Attributi: abito episcopale, libro e modello di Reggio Emilia

Quirino di Sciscia
Siscia, antica Pannonia (oggi Sisak, Croazia), III / IV secolo. Fu vescovo della città. Si narra che Quirino subì la persecuzione, voluta dall’imperatore Diocleziano con l’editto di Nicomedia del 303. Dopo aver tentato inutilmente la fuga fu arrestato nel 309. Sottoposto a duro interrogatorio fu sollecitato ad ubbidire agli ordini imperiali e a bruciare l’incenso agli dei pagani, ma Quirino oppose un deciso rifiuto che gli costò la flagellazione e la reclusione nelle carceri di Massimo, dove compì diversi prodigi. Fu poi condannato a morte: condotto su di un ponte sul fiume Perint gli fu legata una macina da mulino al collo e fu gettato nelle acque del fiume.
A seguito delle invasioni barbariche della Pannonia iI resti del santo furono portati nell’antica chiesa di San Michele Arcangelo di Correggio. Nel 1654 il vescovo di Forlì inviò una reliquia del santo a San Marino, i cui abitanti da secoli veneravano il santo come compatrono del piccolo stato.

Ranieri
Pisa, 1118 / 1161. Ricco mercante, si convertì e soggiornò a lungo in Terra Santa come eremita. Ritornò a Pisa e rimase nel convento di San Vito fino alla morte.

Remigio
Laon (Francia), 437 / Reims, 533.  Vive durante l’epoca di passaggio tra la caduta dell’impero romano d’occidente e le prime invasioni barbariche. Remigio appartiene al ceto nobile dei galli ormai inseriti nella cultura latina da più di quattro secoli di dominazione. Diventa Vescovo di Reims a trent’anni nel 770. La Francia in quel tempo è occupata da Visigoti, Burgundi e Alemanni: verranno poi i Franchi che occuperanno quasi tutta la nazione. E’ appunto con il re dei Franchi Clodoveo, quindicenne, che Remigio inizia un rapporto di consigli e ammonizioni al giovane re riconoscendone la regalità. Questo rapporto tra Vescovo cattolico e re ariano favorisce  Clodoveo che riesce a creare una maggior adesione tra elementi ariani e gallo-romani. Sul re agiscono sia la moglie Clotilde, già cattolica, che Remigio, che lo istruisce direttamente sulla fede. Nel 500 il re viene battezzato dallo stesso Remigio. Ma l’attività di evangelizzazione dell’uomo non finisce: viene portata avanti fino alla morte dopo la quale verrà acclamato Santo sull’onda del fervore popolare.  Emblemi: il bastone pastorale e la fiala di olio.

Rita da Cascia

Rosa
Lima (Perù), 1586 / 1617.   Di nobile e ricca famiglia spagnola aspirò da presto alla vita religiosa. Il suo modello di vita e di fede fu sempre Caterina da Siena.  A vent’anni  vestì l’abito del Terz’Ordine, oggi Laicato Domenicano, dell’Ordine dei Predicatori (Domenicani).
Fu la testimonianza della Santa Senese a sviluppare ancora di più in Rosa l’amore incondizionato per Cristo, per la sua Chiesa e per i fratelli indios verso i quali nutriva una profonda solidarietà sin dall’infanzia.  Le fu ben presto concesso di allestire nella casa materna, situata nel centro di Lima, una sorta di ricovero per assistere i poveri, i bisognosi, bambini e anziani abbandonati e specialmente di origine india.
Come Caterina, Rosa soffrì la Passione del Signore sulle sue carni; provò pure la sofferenza della notte oscura,  ed ebbe anche il dono delle nozze mistiche. In più la sua vita spirituale fu caratterizzata di altri vari carismi come quello di compiere miracoli di vario genere, della profezia e della bilocazione.  Si ritirò in un’angusta cella di circa due metri quadrati, ubicata sempre nel giardino della casa materna, fredda d’inverno e afosa d’estate, per meglio pregare in unione con il Signore. Ne usciva soltanto per partecipare alle funzioni religiose.   Per tutta la vita condivise particolarmente la sofferenza dei fratelli indios, avviliti, emarginati, vilipesi e maltrattati soltanto a motivo della loro diversità di razza e di condizione sociale. Morì consumata dalle penitenze.
E’ raffigurata con l’abito domenicano, con una corona di rose sul capo, in grembo o su un vassoio.

Rocco
Montpellier, 1346 / Angera (Varese) 1379. Terziario francescano. Risiedette per lungo tempo ad Acquapendente dove guadagnò la fama di guaritore degli ammalati di peste. Arrestato per il sospetto di spionaggio morì in prigione. Il suo culto si diffuse straordinariamente, soprattutto nell’Italia del Nord. Protettore contro la peste, epidemie e catastrofi, malattie del bestiame. Raffigurato in vesti da pellegrino (bastone, fiaschetta, conchiglia, cappello largo). Mostra una piaga su una gamba. Accanto il suo cane con il pane in bocca.

Sebastiano
Milano, 263 / Roma, 304. Membro dei pretoriali, le guardie al servizio dell’imperatore, portava conforto ai cristiani. Accusato di aver tradito la fiducia di Diocleziano fu condannato al supplizio delle frecce e infine gettato nella Cloaca Massima. Raffigurato legato a una croce a X, con frecce infisse sul corpo, palma del martirio.

Simone Stock
Inghilterra, XIII secolo / Bordeaux, 1265. Priore dell’ordine dei Carmelitani inglese. Ebbe una visione della Madonna che gli rivelò il privilegio dello scapolare. Il culto del santo, come anche l’iconografia, è quindi strettamente legato alla Madonna del Carmelo. Raffigurato con il caratteristico stolone dei Carmelitani).

Stefano
Grecia I secolo a.C. / I secolo d.C. È il protomartire, cioè il primo cristiano ad aver dato la vita per testimoniare la propria fede in Cristo e per la diffusione del Vangelo. Il suo martirio, avvenuto per lapidazione alla presenza di Paolo di Tarso prima della conversione, è descritto negli Atti degli Apostoli. Raffigurato con la palma del martirio e sasso della lapidazione.

Taddea
Terrinca (Stazzema), 1583. Taddea fu terziaria francescana. Dedicò la sua vita ad opere di carità. Considerata “beata” anche se non ci fu mai un processo canonico in merito.

Terenz(i)o
Avenza, VII secolo. Forse originario di Luni (famiglia dei Terenzi), fu vescovo di Luni. Martirizzato da un gruppo di briganti. Il suo corpo trasportato a San Terenzo Monti. Rappresentato come anziano vescovo o giovane soldato.

Vincenzo di Saragozza
Huesca (Spagna), I secolo / Valencia. Martirizzato sotto l’impero di Diocleziano. Sottoposto a varie terribili torture, tra le quali il torcimento degli arti e la graticola di ferro infuocata, gli fu legata al corpo una macina di pietra e fu gettato in mare: morì ma il suo corpo alla fine riemerse. Solo allora il suo corpo ebbe degna sepoltura. Raffigurato con una macina di pietra, con la graticola del martirio e, in quanto martire, con una palma. Il Nuovo Messale Romano del 1570 unì in un’unica memoria la commemorazione sia e di Sant’Atanasio il Persiano.

Vincenzo Ferrer
Valencia, 1350 / Vannes (Bretagna), 1419. Domenicano, fu grande oratore e per questo chiamato “la tromba di Dio”. Rappresentato con l’abito domenicano, con l’indice della mano rivolto verso il cielo e la fiamma dello Spirito Santo ardente sul capo. Molto spesso stringe una croce o regge un giglio. Talvolta è raffigurato come angelo dell’apocalisse: ha, quindi, le ali, e regge la tromba e a volte il libro della Bibbia

Vitale
Milano / Ravenna, fra il III e il IV secolo. Marito di Santa Valeria, padre di Gervasio e Protasio, anch’essi santi. Soldato consolare, si convertì al cristianesimo e per questo fu condannato a morte e sepolto vivo a Ravenna. Raffigurato vestito da soldato a cavallo che solleva uno stendardo, con lancia, spada e mazza, strumento del martirio della sua sposa Valeria.

Venanzio di Luni
Piacenza (?), metà VI secolo / Albacina (Marche), 603. Nato da nobile famiglia fu nominato vescovo di Luni dal papa san Gregorio Magno, con il quale tenne una nutrita corrispondenza.  Fu contemporaneo del santo eremita Venerio e resse la sua diocesi in tempi difficili per la Chiesa. Caduto l’impero di occidente, dopo le invasioni e le guerre greco-gotiche, nella latitanza dei poteri civili si trovò ad essere l’autorità di più alto riferimento nelle terre di confine tra i popoli italici dominati dai Longobardi e quelli dominati dai Bizantini. Probabilmente fu lui a organizzare l’evangelizzazione della Lunigiana. Per incarico di Papa Gregorio svolse delicate missioni, come nella Chiesa di Fiesole e nella controversia tra il vescovo di Milano, Diodato, e il vescovo Teodoro. Raffigurato in abiti da vescovo, con mitria e pastorale